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ADHD · Autismo · Plusdotazione · Borderline · Ipersensibilità

Finalmente qualcuno che ti capisce.

Pensato per chi non entra nelle caselle

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Zero masking richiesto

Qui nessuno si stupisce della tua intensità, dei tuoi silenzi o del tuo modo di comunicare. Tutti sanno cosa significa.

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Filtri per atipia

Cerca qualcuno con lo stesso ADHD, autismo o plusdotazione. I nostri filtri arrivano dove gli altri siti non arrivano.

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Incontri senza frontiere

Da qualunque posto tu venga. Filtra per paese per incontrare qualcuno vicino a casa o dall'altra parte del mondo: le menti affini non si fermano alle frontiere.

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Uno spazio davvero sicuro

Moderazione IA reattiva sui contenuti, revisione umana appena arriva una segnalazione. Comportamenti tossici = esclusione rapida. Meriti un posto dove sentirti al sicuro.

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Gratis, sul serio

Il sito si usa tutto gratuitamente: crediti in regalo ogni giorno per mettere like e scrivere. Pagare serve solo ad avere più crediti quotidiani ed extra, come vedere chi ti ha messo like.

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Non sei solo/a

Una community in crescita condivide la tua atipia. La persona che ti capisce davvero forse è già iscritta.

Quello che cambia tutto

Moderazione con IA

Un'IA passa al setaccio i contenuti pubblicati, e una persona decide alla minima segnalazione. La tossicità non mette radici.

Una community viva

Molto più di un catalogo di profili: un feed per postare, reagire, scambiare. Qui hai il tuo posto, anche nei giorni senza match.

Pensato per il tuo cervello

Dall'iscrizione ai filtri per atipia, tutto è calibrato sul tuo modo di funzionare. Non un'app generalista con una casella in più.

Qui il tuo cervello atipico non è un difetto. È ciò che ti rende unico/a.

Una community costruita da e per menti che funzionano in modo diverso.

Chi c'è qui?

33 forme di atipia riconosciute. Tutte le neurodivergenze sono benvenute.

Neurosviluppo

  • ADHD

    L'ADHD è un disturbo del neurosviluppo che comporta disattenzione persistente e/o iperattività-impulsività con possibili effetti sulla vita quotidiana. La presentazione e le esigenze di supporto variano da persona a persona.

  • ADHD, presentazione prevalentemente disattenta

    ADD è un termine meno attuale usato in genere per la presentazione prevalentemente disattenta dell'ADHD. Può comportare difficoltà persistenti di attenzione, organizzazione o completamento dei compiti e va valutata nel suo contesto.

  • Autismo (spettro autistico)

    L'autismo è una condizione del neurosviluppo molto eterogenea che riguarda la comunicazione e l'interazione sociale, insieme a comportamenti, interessi o attività ristretti o ripetitivi. Capacità, esperienze sensoriali ed esigenze di supporto variano ampiamente.

  • Spettro autistico (precedente diagnosi di Asperger)

    La sindrome di Asperger è una diagnosi storica oggi inclusa nello spettro autistico. Non equivale a tutto l'autismo senza disabilità intellettiva; profili linguistici, capacità ed esigenze di supporto restano molto variabili.

  • Dislessia

    La dislessia è un disturbo specifico dell'apprendimento che riguarda soprattutto la lettura accurata e fluente delle parole e la decodifica. Non è spiegata da una bassa intelligenza e i punti di forza variano da persona a persona.

  • Disprassia / DCD

    Il disturbo dello sviluppo della coordinazione riguarda l'acquisizione e l'esecuzione di abilità motorie coordinate. Disprassia è un termine comune più ampio e non sempre un sinonimo esatto. L'impatto e gli adattamenti utili variano da persona a persona.

  • Discalculia

    La discalculia è un disturbo specifico dell'apprendimento che riguarda il senso del numero, la memorizzazione dei fatti aritmetici, il calcolo o il ragionamento matematico. Non è spiegata da una bassa intelligenza; profili ed esigenze di supporto variano.

  • Difficoltà ortografiche (disortografia)

    Disortografia è un termine descrittivo per difficoltà ortografiche persistenti. A seconda della classificazione, la diagnosi formale può rientrare in un disturbo evolutivo dell'apprendimento con compromissione dell'espressione scritta, e non in una diagnosi autonoma universalmente riconosciuta.

  • Disturbo dello sviluppo del linguaggio (DLD; già disfasia)

    Il disturbo dello sviluppo del linguaggio è un disturbo del neurosviluppo che riguarda l'acquisizione e l'uso del linguaggio orale nell'espressione e/o comprensione. Non è spiegato da una bassa intelligenza; profili ed esigenze di supporto variano. Disfasia è un termine precedente o usato in modo variabile secondo il paese.

  • Plusdotazione (alto potenziale cognitivo)

    La plusdotazione indica capacità cognitive nettamente avanzate, valutate con misure psicometriche e informazioni sul contesto. Non è una diagnosi clinica e non implica una personalità, sensibilità emotiva, creatività o difficoltà sociale specifiche.

  • Alto potenziale emotivo (HPE)

    Alto potenziale emotivo è un'etichetta non clinica priva di una definizione diagnostica standardizzata. A volte viene usata per emozioni intense o empatia percepita, ma non dimostra un particolare funzionamento né una diagnosi.

  • Doppia eccezionalità (2E)

    La doppia eccezionalità è un termine educativo, non una diagnosi, per la combinazione di plusdotazione e disabilità, disturbo dell'apprendimento o disturbo del neurosviluppo. Ogni condizione associata va valutata separatamente; punti di forza ed esigenze di supporto possono mascherarsi a vicenda.

  • Disgrafia

    La disgrafia indica difficoltà durature nel gesto della scrittura: tratto lento, faticoso o poco leggibile, indipendentemente dall'intelligenza o dall'impegno. Si distingue dalle difficoltà ortografiche, e gli accorgimenti utili variano da persona a persona.

  • Balbuzie (disturbo della fluenza)

    La balbuzie è un disturbo della fluenza verbale: ripetizioni di suoni o sillabe, prolungamenti, blocchi silenziosi in cui la parola non esce. La sua intensità varia molto secondo il contesto e l'interlocutore, e non dice nulla sul vocabolario né sulla fiducia in sé: anticipare le parole temute ed evitarle pesa spesso quanto le disfluenze che si sentono.

  • Disturbo dell'elaborazione uditiva (APD)

    Il disturbo dell'elaborazione uditiva è una difficoltà del cervello ad analizzare il suono pur avendo un udito normale: seguire una conversazione con rumore di fondo, distinguere suoni simili, trattenere una consegna orale lunga. Non è una perdita uditiva né un'ipersensibilità sensoriale generale, e per individuarlo serve una valutazione audiologica specializzata.

  • Disturbo dello sviluppo intellettivo

    Il disturbo dello sviluppo intellettivo indica limitazioni del funzionamento intellettivo e del comportamento adattivo comparse durante lo sviluppo: è la dicitura usata oggi dalle classificazioni, al posto di etichette più antiche. Il bisogno di sostegno varia enormemente, da un aiuto occasionale a un accompagnamento costante, e il termine da solo non dice nulla sull'autonomia né su come si è in una coppia.

  • Disturbo cronico da tic motori o vocali

    Il disturbo cronico da tic comprende tic motori oppure tic vocali che durano più di un anno, ma mai entrambi i tipi insieme: è questo che lo distingue dalla sindrome di Tourette. Spesso una sensazione premonitrice precede il tic, e l'intensità varia molto secondo i periodi, la stanchezza o il contesto.

  • Disturbo dell'apprendimento non verbale (NVLD)

    Il disturbo dell'apprendimento non verbale descrive un profilo in cui il linguaggio resta un punto di forza, mentre l'orientamento nello spazio, la coordinazione motoria e la lettura dei segnali non verbali richiedono molto più sforzo. Descritto da una cinquantina d'anni, non compare come entità autonoma nel DSM-5: i suoi confini restano discussi ed è spesso confuso con la disprassia o con un profilo autistico senza disabilità intellettiva.

Disturbi dell'umore

  • Disturbo bipolare di tipo I

    Il disturbo bipolare di tipo I richiede almeno un episodio maniacale. Gli episodi depressivi sono frequenti ma non necessari; il decorso e le esigenze di cura variano da persona a persona.

  • Disturbo bipolare di tipo II

    Il disturbo bipolare di tipo II comprende almeno un episodio ipomaniacale e un episodio depressivo maggiore, senza precedenti episodi maniacali. La depressione può essere grave; l'impatto e le esigenze di cura variano.

  • Ciclotimia

    Il disturbo ciclotimico comprende periodi cronici di sintomi ipomaniacali e depressivi che non soddisfano i criteri per episodi completi. Può incidere molto sul funzionamento e non è semplicemente una forma lieve di disturbo bipolare.

  • Disturbo depressivo persistente (già distimia)

    Distimia è il termine precedente per il disturbo depressivo persistente, caratterizzato da umore depresso cronico e sintomi associati. Gravità e impatto variano, e una valutazione lo distingue da altre condizioni.

  • Disturbo dell'umore con andamento stagionale

    Depressione stagionale è una denominazione comune per un disturbo dell'umore con andamento stagionale, di solito depressione ricorrente. L'andamento invernale è frequente, ma esiste anche quello estivo; il trattamento va personalizzato con un professionista.

  • Disturbo depressivo maggiore

    Il disturbo depressivo maggiore associa, per un periodo prolungato, umore basso o perdita di interesse a cambiamenti del sonno, dell'energia, dell'appetito o della concentrazione. Non è un tratto caratteriale né una mancanza di volontà, il decorso varia ed esistono trattamenti efficaci.

  • Disturbo disforico premestruale (DDPM)

    Il disturbo disforico premestruale comporta, nella fase che precede le mestruazioni, sintomi marcati dell'umore, di irritabilità o di ansia, che si attenuano nettamente dopo il loro inizio. Si distingue dalla sindrome premestruale per intensità e ricaduta, e il suo riconoscimento si basa su un monitoraggio su più cicli.

Disturbi d'ansia

  • Disturbo d'ansia generalizzato (GAD)

    Il disturbo d'ansia generalizzata comporta preoccupazione eccessiva, persistente e difficile da controllare in più ambiti della vita, spesso con irrequietezza, tensione, stanchezza o difficoltà di concentrazione o sonno. Disagio e impatto variano, ed esistono trattamenti efficaci.

  • Disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)

    Il DOC comprende ossessioni, come pensieri, immagini o impulsi intrusivi e indesiderati, e/o compulsioni eseguite per ridurre il disagio. Non si riduce a preferire ordine o pulizia; trattamenti basati sulle prove possono ridurre i sintomi.

  • PTSD / Disturbo da stress post-traumatico

    Il PTSD può svilupparsi dopo un'esposizione traumatica e comprende intrusioni, evitamento, cambiamenti negativi dell'umore o del pensiero e maggiore attivazione o reattività. I sintomi variano; non sono una debolezza e cure professionali attente al trauma possono aiutare.

  • Disturbo di panico

    Il disturbo di panico comprende attacchi di panico ricorrenti e inattesi seguiti da preoccupazione persistente o cambiamenti di comportamento legati al loro ritorno. Disagio e impatto variano, ed esistono trattamenti efficaci.

  • Ansia sociale / Fobia sociale

    Il disturbo d'ansia sociale comporta una paura marcata di essere osservati o valutati negativamente, con evitamento o intenso disagio. Va oltre la normale timidezza; l'impatto varia ed esistono trattamenti efficaci.

  • Agorafobia

    L'agorafobia è un'ansia marcata verso situazioni da cui sembra difficile fuggire o farsi aiutare: mezzi pubblici, code, folla, spazi aperti, uscire da soli. Non è la paura degli spazi ampi in senso letterale, e l'evitamento che ne deriva è spesso ciò che limita di più la vita quotidiana.

  • Fobia specifica

    La fobia specifica è una paura intensa e sproporzionata innescata da un oggetto o da una situazione precisa: animali, sangue e iniezioni, altezze, aereo, spazi chiusi. L'innesco resta ristretto e l'etichetta non dice nulla sul coraggio né sull'ansia generale di una persona: ciò che pesa di più sulla vita quotidiana è l'evitamento costruito attorno all'oggetto.

  • PTSD complesso (C-PTSD)

    Il PTSD complesso, riconosciuto nell'ICD-11, unisce i sintomi del PTSD (intrusioni, evitamento, senso permanente di minaccia) a difficoltà durature di regolazione emotiva, immagine di sé e relazione con gli altri, di solito dopo un trauma ripetuto o prolungato. Sono queste tre dimensioni in più a distinguerlo dal PTSD semplice, e viene spesso confuso con il disturbo borderline di personalità benché i due si sovrappongano solo in parte.

  • Disturbo di dismorfismo corporeo (dismorfofobia)

    Il disturbo di dismorfismo corporeo è una preoccupazione assorbente per un difetto dell'aspetto che gli altri non vedono o giudicano minimo, accompagnata da comportamenti ripetuti: controllare lo specchio, confrontarsi, mascherare, chiedere rassicurazioni. Il DSM-5 lo colloca tra il disturbo ossessivo-compulsivo e i disturbi correlati: non è vanità né semplice insoddisfazione per il proprio corpo, e sia la zona coinvolta sia l'intensità cambiano molto da persona a persona.

  • Mutismo selettivo

    Il mutismo selettivo è una costante incapacità di parlare in certe situazioni sociali, mentre altrove il linguaggio resta normale, spesso a casa. Il DSM-5 lo colloca tra i disturbi d'ansia: non è un rifiuto, né timidezza, né una scelta, e non dice nulla sul livello linguistico o sul desiderio di legame.

  • Disturbo da accumulo

    Il disturbo da accumulo è una difficoltà persistente a separarsi dagli oggetti, qualunque sia il loro valore, con un accumulo che finisce per impedire di usare le stanze per ciò a cui servono. Il DSM-5 lo colloca tra i disturbi ossessivo-compulsivi e correlati: non è trascuratezza né semplice disordine, il disagio nasce all'idea di buttare, e la portata varia molto da persona a persona.

  • Comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo (BFRB)

    I comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo raccolgono gesti diretti al proprio corpo e ripetuti fino a lasciare il segno: strapparsi i capelli (tricotillomania), stuzzicarsi la pelle (dermatillomania), mangiarsi le unghie o l'interno delle guance. Nel DSM-5 stanno accanto al disturbo ossessivo-compulsivo e ai disturbi correlati: scaricano una tensione invece di cercare il dolore, ed è questo a distinguerli dall'autolesionismo, e spesso sono così automatici che la persona se ne accorge solo dopo.

Disturbi di personalità

  • Disturbo borderline di personalità (DBP)

    Il disturbo borderline di personalità può influire sulla regolazione emotiva, sull'immagine di sé e sulla stabilità delle relazioni, con possibile impulsività o paura dell'abbandono. La diagnosi non definisce la persona, e psicoterapie strutturate possono ridurre i sintomi.

  • Disturbo evitante di personalità

    Il disturbo evitante di personalità comporta inibizione sociale persistente, sentimenti di inadeguatezza e forte sensibilità alle critiche o al rifiuto. Va oltre la normale timidezza e può influire su più ambiti della vita.

  • Disturbo schizoide di personalità

    Il disturbo schizoide di personalità comporta un distacco persistente dalle relazioni sociali e un'espressione emotiva limitata. Non è schizofrenia; preferenze relazionali ed esigenze di supporto variano.

  • Disturbo dipendente di personalità

    Il disturbo dipendente di personalità è segnato da un bisogno eccessivo di essere accuditi: difficoltà a decidere da soli, a esprimere disaccordo o ad avviare qualcosa senza appoggio, e un timore marcato di restare senza sostegno quando una relazione finisce. Amare la compagnia o sopportare male la solitudine non basta a definirlo, e si distingue dal disturbo evitante di personalità, dove pesa più la paura del giudizio che il bisogno di appoggio.

  • Disturbo narcisistico di personalità

    Il disturbo narcisistico di personalità unisce un bisogno marcato di ammirazione, un senso gonfiato della propria importanza e un'empatia di difficile accesso, su un'autostima molto più fragile di quanto sembri. La parola è diventata un'accusa comune nelle storie di coppia: qui indica una diagnosi clinica, posta nel tempo e sull'insieme di una vita, non un verdetto pronunciato dopo una rottura.

  • Disturbo paranoide di personalità

    Il disturbo paranoide di personalità comporta una diffidenza duratura verso le intenzioni altrui, in cui parole o gesti ordinari vengono letti come possibili attacchi, inganni o tradimenti. Si distingue dal delirio paranoide: non c'è una rottura con la realtà, e l'intensità varia molto da persona a persona e da periodo a periodo.

  • Disturbo schizotipico di personalità

    Il disturbo schizotipico di personalità unisce un disagio duraturo nelle relazioni strette, un pensiero o una percezione insoliti e uno stile eccentrico. Si distingue dalla schizofrenia per l'assenza di un episodio psicotico conclamato, e sia l'intensità dei tratti sia il desiderio di legame variano molto da persona a persona.

  • Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità

    Il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità è un funzionamento duraturo centrato su perfezionismo, ordine e controllo, in cui regole, elenchi e dettagli finiscono per contare più del risultato o della capacità di restare flessibili. Si distingue dal DOC: qui le esigenze sembrano giustificate alla persona stessa, mentre nel DOC le ossessioni si impongono contro la sua volontà, e amare le cose fatte bene non basta per questa diagnosi.

  • Disturbo antisociale di personalità

    Il disturbo antisociale di personalità descrive uno schema duraturo di disprezzo e violazione dei diritti altrui, presente fin dall'adolescenza e visibile in più ambiti della vita. Una diagnosi non è una prognosi: i comportamenti cambiano con l'età e con il trattamento, variano molto da persona a persona, e il termine non coincide con la psicopatia, nozione vicina ma distinta.

  • Disturbo istrionico di personalità

    Il disturbo istrionico di personalità descrive uno schema duraturo di ricerca di attenzione, con un'espressione emotiva intensa, molto dimostrativa e che cambia in fretta. Spesso vi si aggiungono una forte suggestionabilità e relazioni vissute come più intime di quanto realmente siano. La categoria è criticata per i suoi pregiudizi storici di genere, che hanno portato a diagnosticarla molto più spesso nelle donne: non dice nulla sulla sincerità di ciò che si prova, e i suoi confini si sovrappongono ampiamente a quelli della personalità borderline e narcisistica.

Sensorialità atipica

  • Iperreattività sensoriale

    L'iperreattività sensoriale è un sintomo o tratto descrittivo in cui suoni, luci, consistenze, odori o sapori provocano risposte molto intense. Non è una diagnosi autonoma; può comparire da sola o con diverse condizioni, e gli adattamenti utili variano.

  • Sinestesia

    La sinestesia è un tratto neurologico in cui uno stimolo sensoriale o concettuale innesca automaticamente e costantemente un'altra percezione, come un suono che evoca un colore. Di solito non è patologica e le esperienze variano.

  • Misofonia

    La misofonia descrive una ridotta tolleranza a determinati suoni o schemi sonori, con risposte emotive e fisiche intense. Ha una definizione di consenso ed è oggetto di ricerca, ma non è una diagnosi autonoma nelle principali classificazioni attuali.

  • Persona altamente sensibile (PAS)

    Il concetto di persona altamente sensibile descrive la sensibilità di elaborazione sensoriale come tratto psicologico dimensionale. Non è una malattia né una diagnosi, e le stime di frequenza variano secondo scala, soglia e studio.

  • Afantasia

    L'afantasia è l'assenza o la quasi assenza di immagini mentali volontarie: se ti chiedono di visualizzare un volto o una mela, non compare alcuna immagine, o quasi nessuna. Non è un disturbo né un deficit di memoria: la conoscenza resta intatta, a mancare è la visualizzazione, e il grado va dal vuoto totale a immagini deboli e fugaci.

  • Misocinesia

    La misocinesia è una reazione negativa intensa, a volte sentita nel corpo, alla vista di piccoli movimenti ripetitivi altrui: una gamba che sobbalza, dita che tamburellano, una penna fatta girare. È stata descritta solo di recente e si distingue dalla misofonia, che riguarda i suoni: l'intensità varia molto da persona a persona, e infastidirsi ogni tanto per un tic non basta per parlarne.

  • Prosopagnosia dello sviluppo

    La prosopagnosia dello sviluppo è una difficoltà duratura a riconoscere i volti, presente da sempre e senza alcuna lesione cerebrale all'origine; riguarderebbe circa il 2% della popolazione. Il riconoscimento passa allora dalla voce, dall'andatura, dalla pettinatura o dal contesto, e non riconoscere qualcuno non dice nulla sull'interesse che si prova per quella persona né sulla memoria in generale.

  • Iperacusia

    L'iperacusia indica un'intolleranza a suoni di intensità ordinaria, vissuti come troppo forti e a volte dolorosi, anche quando l'udito misurato resta normale. Si distingue dalla misofonia, che riguarda suoni specifici, e dalla fonofobia, che è una paura del suono. Richiede una valutazione audiologica, e portare i tappi in permanenza tende ad aggravare il fenomeno invece di calmarlo.

Disturbi psicotici

  • Schizofrenia

    La schizofrenia è un disturbo psicotico che può unire sintomi cosiddetti positivi (allucinazioni, deliri), sintomi negativi (ritiro sociale, appiattimento delle emozioni, perdita di slancio) e difficoltà cognitive come l'attenzione o la memoria di lavoro. Si cura, e i percorsi sono molto diversi: alcune persone hanno un solo episodio, altre un andamento oscillante, e la guarigione rientra tra gli esiti possibili. Due idee molto diffuse sono false: non rende pericoloso nessuno, dato che chi ne è colpito è molto più spesso vittima che autore di violenze, e non ha nulla a che vedere con la doppia personalità, che appartiene a una diagnosi del tutto diversa.

  • Disturbo delirante

    Il disturbo delirante è caratterizzato da idee deliranti che si mantengono nel tempo, quasi sempre attorno alla persecuzione, alla gelosia, all'erotomania o a una preoccupazione somatica. A differenza della schizofrenia mancano gli altri sintomi psicotici, e il funzionamento resta spesso conservato al di fuori del tema interessato: lavoro, vita quotidiana e relazioni possono proseguire come prima. La forza della convinzione e lo spazio che occupa variano molto da una persona all'altra, e l'etichetta non dice nulla sulla pericolosità di qualcuno.

  • Disturbo schizoaffettivo

    Il disturbo schizoaffettivo unisce sintomi psicotici a sintomi dell'umore marcati, depressivi o maniacali, con periodi psicotici che compaiono al di fuori degli episodi dell'umore. Si colloca al confine tra la schizofrenia e i disturbi dell'umore, ed è per questo che la diagnosi richiede a volte molto tempo per essere posta. L'intensità dei sintomi, la loro evoluzione e le esigenze di supporto variano molto da persona a persona.

Disturbi alimentari

  • Anoressia nervosa

    L'anoressia nervosa è un disturbo alimentare che unisce restrizione dell'apporto, paura intensa di aumentare di peso e una percezione alterata del proprio corpo. È una condizione seria ma curabile, il decorso varia e non si legge dalla corporatura di nessuno.

  • ARFID (evitamento o restrizione dell'assunzione di cibo)

    L'ARFID indica un'alimentazione fortemente ristretta dovuta al disgusto sensoriale per certe consistenze, odori o colori, alla mancanza di interesse per il cibo, oppure alla paura di un incidente come soffocare o vomitare. Ciò che lo distingue dall'anoressia nervosa è l'assenza totale di preoccupazione per il peso o per la forma del corpo: non è il corpo a essere in questione, ma soltanto l'atto di mangiare. Frequente nelle persone autistiche, non ha nulla a che vedere con un capriccio né con un'educazione sbagliata, e la sua intensità varia molto da una persona all'altra.

  • Bulimia nervosa

    La bulimia nervosa unisce episodi di abbuffata vissuti come una perdita di controllo e i comportamenti compensatori che seguono: vomito autoindotto, lassativi, esercizio intenso o digiuno. Il peso resta il più delle volte nella norma, così il disturbo non si vede da fuori, nemmeno da chi sta vicino. È una condizione seria ma curabile, e si distingue dal disturbo da alimentazione incontrollata, in cui alle abbuffate non segue alcuna compensazione.

  • Disturbo da alimentazione incontrollata

    Il disturbo da alimentazione incontrollata consiste in episodi in cui si mangiano grandi quantità di cibo con la sensazione di perdere il controllo, senza le condotte compensatorie regolari tipiche della bulimia, e con un disagio marcato. È il disturbo alimentare più frequente e non coincide né con un eccesso occasionale né con una mancanza di volontà. La sua presentazione varia molto da persona a persona, e la corporatura non permette né di affermarlo né di escluderlo.

Dipendenze

  • Dipendenza comportamentale

    La dipendenza comportamentale descrive la perdita di controllo su un comportamento che si continua nonostante le sue conseguenze, fino a occupare sempre più spazio e a schiacciare tutto il resto. Solo il disturbo da gioco d'azzardo e il disturbo da videogioco sono riconosciuti nelle classificazioni internazionali: altri usi eccessivi, che riguardino schermi, acquisti o sessualità, restano discussi e non costituiscono diagnosi. Amare molto un'attività non è una dipendenza: ciò che conta è la perdita di controllo e la ricaduta sulla vita quotidiana.

  • Disturbo da uso di sostanze

    Il disturbo da uso di sostanze indica un consumo che continua nonostante le conseguenze negative, con perdita di controllo sulla quantità o sul momento, un desiderio impellente difficile da ignorare e, a volte, tolleranza e segni di astinenza quando si smette. La sua intensità varia molto da persona a persona e da un periodo all'altro, e la guarigione somiglia a un percorso lungo, con ricadute possibili, più che a un interruttore che si spegne una volta per tutte. La diagnosi descrive un rapporto con una sostanza diventato problematico: non dice nulla sul valore, sull'affidabilità o sulla volontà della persona.

Disturbi dissociativi

  • Depersonalizzazione o derealizzazione

    La depersonalizzazione è la sensazione persistente di essere staccati da sé stessi, dai propri gesti o dalle proprie emozioni; la derealizzazione applica la stessa impressione al mondo circostante, che appare irreale, come filtrato, e viene spesso descritta come vivere dietro un vetro. L'esame di realtà resta conservato: la persona sa che si tratta di un'impressione e non di una reale trasformazione del mondo, il che distingue questo stato da un'esperienza psicotica. Provarlo saltuariamente è molto frequente; sono la durata dello stato e la sua ricaduta sulla vita quotidiana a far parlare di disturbo.

  • Disturbo dissociativo dell'identità (DDI)

    Il disturbo dissociativo dell'identità si caratterizza per la presenza di due o più stati di identità distinti, accompagnati da amnesie che riguardano eventi della vita quotidiana e non semplici distrazioni. È molto legato a un trauma precoce e ripetuto e non va confuso con la schizofrenia, che è un disturbo diverso. L'immagine che arriva dai film, fatta di cambiamenti spettacolari e di pericolosità, non descrive la realtà della maggior parte delle persone coinvolte.

Altre

  • Alto potenziale creativo

    Alto potenziale creativo è un'etichetta non clinica senza una soglia diagnostica standardizzata. Può descrivere alcune capacità di pensiero divergente o produzione creativa, ma non determina il funzionamento globale o il valore di una persona.

  • Sindrome di Tourette

    La sindrome di Tourette è un disturbo del neurosviluppo con più tic motori e almeno un tic vocale nel corso del tempo, non necessariamente simultanei, per oltre un anno e con esordio prima dei 18 anni. Tic ed esigenze di supporto variano; ADHD o DOC possono coesistere.

  • Alessitimia

    L'alessitimia indica la difficoltà a identificare e a mettere in parole le proprie emozioni, spesso accompagnata da un pensiero orientato al concreto. Non è una diagnosi ma un tratto transdiagnostico misurato con questionario, frequente nell'autismo senza essergli proprio, e non significa assenza di sentire.

  • Epilessia

    L'epilessia è caratterizzata dalla ripetizione di crisi legate a un'attività elettrica anomala del cervello, che possono andare da brevi assenze a crisi con perdita di coscienza e movimenti involontari. Le forme e le ripercussioni variano enormemente da una persona all'altra, e molte persone sono ben controllate da una terapia, con lunghi periodi senza alcuna crisi. Una crisi isolata comparsa in un contesto particolare, come una febbre alta o una privazione di sonno, non basta per parlare di epilessia: la diagnosi si fonda sulla ripetizione e su una valutazione medica.

  • Ipermobilità articolare

    L'ipermobilità articolare indica un'ampiezza di movimento che supera la norma in una o più articolazioni, a volte accompagnata da dolore, stanchezza e una sensazione di instabilità, in uno spettro che comprende la sindrome di Ehlers-Danlos ipermobile. Viene spesso segnalata una comorbilità con l'autismo e l'ADHD, ma l'associazione è ancora allo studio. Non è una neurodivergenza in sé: molte persone flessibili non avvertono alcun fastidio, e quanto incida sulla vita quotidiana varia moltissimo da persona a persona.

  • Narcolessia

    La narcolessia è un disturbo neurologico del sonno caratterizzato da sonnolenza diurna eccessiva e da accessi di sonno irresistibili, che compaiono anche dopo una notte intera. Alcune persone presentano anche la cataplessia: una perdita improvvisa del tono muscolare scatenata da un'emozione, spesso il riso o la sorpresa. Non è pigrizia, né mancanza di volontà, né un semplice debito di sonno, e l'intensità dei sintomi varia molto da persona a persona.

  • Sindrome da fase del sonno ritardata

    La sindrome da fase del sonno ritardata corrisponde a un orologio interno stabilmente spostato: l'addormentamento e il risveglio arrivano molto tardi, mentre il sonno in sé resta di buona qualità quando nulla lo vincola. Non è un'insonnia né una mancanza di disciplina, e l'ampiezza dello sfasamento varia molto da una persona all'altra. Le difficoltà nascono soprattutto dall'attrito con gli orari imposti: appuntamenti al mattino, giornate di lavoro e il ritmo di una vita in comune.

  • Esiti cognitivi di un trauma cranico

    Gli esiti cognitivi di un trauma cranico sono le difficoltà di attenzione, di memoria, di affaticabilità o di regolazione emotiva che restano dopo un colpo alla testa, una volta superata la fase acuta. È un'atipia acquisita e non evolutiva, spesso inclusa nella neurodivergenza in senso ampio perché il funzionamento cognitivo resta modificato in modo duraturo. Il recupero varia molto da persona a persona e può proseguire a lungo, per cui il quadro dei primi mesi dice poco di quello di alcuni anni dopo.

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